per
vedere tutte le tavole clicca qui
Qui potete vedere alcune delle 57 tavole che accompagnano il testo
|
2.
Il riconoscimento di un diritto Le complesse problematiche che
caratterizzano la sessualità delle persone handicappate mettono in
evidenza alcune drammatiche contraddizioni del nostro atteggiamento
educativo. La prima contraddizione riguarda
proprio le sue finalità. Come abbiamo già sottolineato, uno dei
presupposti teorici e metodologici irrinunciabili dei programmi educativi
per l’handicap si fonda sul concetto di massima
autonomia possibile. Tale concetto, che riconosce la
necessità di restituire al disabile i più ampi spazi possibili di
autodeterminazione, è tuttavia applicato con estrema difficoltà
all’ambito sessuologico. Quando infatti, all’interno di
un progetto educativo diventa necessario affrontare il tema della
sessualità, si tende solitamente a sostituire il principio della massima
autonomia possibile con quello della minima autonomia indispensabile. È come se qualcosa di non
dichiarato ci confondesse all’ultimo momento. Probabilmente concedere
una maggior autonomia sessuale alle persone disabili spaventa noi più di
quanto sia un problema per loro. La seconda contraddizione sul
piano metodologico riguarda la tendenza a privilegiare interventi a
carattere repressivo, finalizzati al contenimento delle spinte sessuali,
rispetto ad interventi più propriamente educativi orientati, invece,
all’acquisizione di adeguate modalità di vivere ed agire la sessualità. Nella nostra esperienza, la
maggior parte delle richieste di consulenza per problematiche connesse
alla sessualità di persone con handicap sono, infatti, motivate dalla
necessità di reprimere e contenere comportamenti disfunzionali, piuttosto
che dal desiderio di aprire per queste persone nuove prospettive sessuali
ed affettive. Questo modo di procedere è
chiaramente antitetico rispetto a quanto di norma avviene per gli altri
ambiti di funzionamento della persona con handicap, per i quali la logica
educativa prevede prima di tutto l’insegnamento di abilità e competenze
che consentano l’accesso a più ampi spazi di autonomia e, solo in
seconda istanza, qualora se ne presenti la necessità, il contenimento di
comportamenti problematici che potrebbero limitare l’autonomia della
persona stessa. Esiste poi una terza, grave,
contraddizione che riguarda la scelta del terreno sul quale lavorare. La vita sessuale ed affettiva
delle persone con handicap psichico è regolata da centri del SNC
normalmente non compromessi dalla lesione cerebrale responsabile del
deficit cognitivo. Nonostante l’handicap ponga a volte dei grossi limiti
ad una sua adeguata espressione, il terreno dal quale nasce la sessualità
è un terreno abitualmente «sano». Ed è proprio qui che si genera
il paradosso. Il buon senso ci suggerisce di coltivare per primi i terreni
più fertili e poi, se resta il tempo, di dedicarci anche a quelli
improduttivi. Eppure, nel caso dell’handicap tendiamo ad occuparci
soprattutto della terra che dà pochi frutti, trascurando quella più
ricca di promesse. A volte produciamo curricula di
apprendimento sofisticatissimi, pur sapendo che, dati certi limiti
biologici, i risultati saranno molto poveri, e ci dimentichiamo invece che
esiste la sessualità, una terra fertile e viva. Addirittura, il recupero della
dimensione affettiva e sessuale ha consentito, in molti casi, di ottenere
risultati impensabili anche all’interno di curricoli per i quali erano
già stati spesi anni di paziente ed improduttivo lavoro (Veglia, 1999c). Se si trattasse della nostra
vita, difficilmente sceglieremmo di imparare con fatica ad allacciare le
scarpe o ad usare con perizia la forchetta, piuttosto che imparare ad
utilizzare il nostro corpo per conoscerci e per scambiarci desiderio,
piacere, amore. Ma dal momento che siamo noi a decidere per gli altri
troviamo molto più rassicurante fare mille altre cose, piuttosto che
provare a confrontarci con il mondo pericoloso della loro sessualità. Si tratta di una crudeltà che le persone handicappate di sicuro non meritano. Non esistono, infatti, ragioni valide per giustificare questo tipo di atteggiamento, se non quelle che fanno capo alla nostra personale difficoltà e paura di affrontare l’argomento in termini educativi. |
per
vedere tutte le tavole clicca qui
NON TE NE PENTIRAI
SE MI VUOI AIUTARE A SCRIVERE IL QUARTO LIBRO CLICCA SOTTO