Gli angeli non cadono anzi se cadono imparano a volare
A mia sorella e Gianni
Un piccolo diffuso mal d'essere. Quel vivere assolato d'inizio primavera intorpidì i suoi pensieri. Qualcosa non tornava. Lo capì vedendosi più agitato del solito. Qualcosa un giorno sarebbe cambiato. Vita e speranza. Fin qui tutto bene, fin qui tutto bene. Gabriele nascose un altro pò di rabbia. Credeva, sì credeva di aver superato tutte quelle conturbanti alchimie mentali che si fanno e si disfanno in un lento bagnasciuga che distrugge e leviga i castelli di sabbia di un bimbo....Credeva. Gabriele al mare arrabattava e arruffava granelli, sabbia tra le mani. E' vero : non sarebbe mai riuscito a costruirne uno. Era ventitreenne in quel pomeriggio di primavera e doveva ancora stabilire se ci stava dentro, se lo sentiva. Gli capitò per caso d'esser solo con quell'età e con se stesso. S'incuriosì di questa situazione nuova: solo e con se stesso...Cos'era cambiato da ieri. Niente. Niente, niente...come dentro un cassetto, come un peluche, come l'angoscia. Niente. Fissò l' orizzonte , immaginò cosa ci potesse essere oltre la collina: un posto diverso pieno di macchine, luci e rumori oppure una spiaggia con davanti un mare, una coppia d' amanti rapita nella stessa paura, nella stessa prigione. Era ora di smetterla con queste fantasie.
Incontro
Procedeva il piccolo Tom Sawyer convinto di essere scappato di casa, ebbro d'avventura. Come un piccolo esploratore gongolava tra raggi di sole e verdi distese di fiori. Non era un gioco, era tutto vero. Il piccolo grande Alberto in fuga dai quelli che lo stavano cercando. Bastava un nascondiglio abbastanza sicuro, forse un fosso era l'ideale. Un salto veramente notevole: si sentì salvo. Un mostro indiavolato sospeso tra terra e piante, tra miseria e terrore: cosa doveva fare? Era partito facendo finta di essere un eroe ed era convinto ma era pur sempre una finta. Voleva giocare. Non era un eroe vero corse via a gambe levate: non aveva capito che quel mostro piangeva e si disperava, non era pericoloso. Con le sue piccole gambe all'impazzata i suoi capelli al vento Alberto non ne aveva pena solo una grande paura . Corse. Corse. E dietro aveva gli indiani, gli extraterrestri, le forze del male. Che ne sapeva il piccolo Alberto partito per una fuga d'eroe di quel ragazzo che aveva paura e piangeva? Che ne sapeva come sono fati i mostri? Il piccolo Alberto confuse il pianto con il grido uno strano mostro gli aveva rubato la pace del pomeriggio. Nessuno gli aveva insegnato che a volte i giochi sono così seri. Gabriele bestemmiò un aiuto Sarebbe bastato poco:
Gabriele non era più lì. Alberto andò a prendere il pallone che aveva lasciato sotto un albero. era scappato di casa con un pallone, il soldatino Joe e tre sassolini dentro le tasche. Cominciò la partita. Un calcio maldestro e una folata di vento portarono via il pallone. Qualcuno di punta glielo rimandò. Era il mostro di prima. " Non mi deludere Alberto... OK Joe provvidenza" Senza parole o presentazioni il batti e ribatti divenne un gioco. Il silenzio si trasformò in riso e in piccola allegria. non c'era più nè paura nè angoscia, nè fuga nè sangue : solo calci come sogni ad un pallone. Incontrarsi, come sempre, fu un piccolo gioco, uno di quelli che non pensi più a niente . Alberto incoraggiato da Joe si avvicino al mostro, che era diventato ai suoi occhi buono e con un filo di voce tremolante si presento.
2 Aprile 1997 Incontro con L
Passeggiava piano. Lentamente si scostò i capelli dagli occhi ed erano neri. Dentro sobbalzava luna e sole, notte e giorno. Fu un amore screanzato, un timido spiare. I Jeans sporchi d'erba e rotti al ginocchio per la caduta. Per un attimo l'infinito saluto fu cielo e terra, fu un aprirsi di porte e spalancare di finestre. Soffrì per un po' tutti i dolori del mondo. Il giorno era al tramonto proprio come in un film la stazione era deserta, solo lui e lei, ma non serviva a niente. La primavera ancora lì a sorprendere era una tesa larga come un prato di fiori, come una spiaggia al deserto di un ultimo sole. Le avrebbe voluto dire tutto quello che di dentro si tormentava; l'avrebbe voluta prendere per mano per percorrere una notte intera...e ancora: provare a volare come una rondine e nascondere la sua faccia tra le stelle tanto basta che lei sia vicina...Ma non sapeva vestirsi bene, ballare nè cosa dire di interessante, solo un cenno istintivo di saluto. "Ciao Gabry" " Che bella sorpresa per me..." ma non disse niente e non chiese niente, non chiese aiuto. " E' solo una margherita bianca e sembra molto bella, non mi assomiglia neanche un pò; come passa lento questo tempo e non vorrei che passasse più..." Lei era già passata come una nuvola sopra il sole ed era già lontana. L. era già lontano. Non era possibile. Questo tempo non doveva proprio passare. Come una zattera su di un mare di nebbia e lontano, infinito è il viaggio. Una sirena bellissima che vien quasi da piangere. Vorrebbe essere dovunque e anche lì.
Alberto volava sulla sua altalena. Teneva stretto in mano Joe provvidenza, il suo cow-boy. Volava con lui, che il cow-boy galoppava veloce come un treno sulla prateria. "Joe oggi ho incontrato un mostro. Non ho capito quello che diceva. Credo sia buono. Abbiamo parlato di cose che non ho capito. Abbiamo giocato a pallone. Mi sa che non sta bene. Alla fine non avevo più paura. Jo. Il drago cattivo è nel bosco e io nel bosco non ci vado. Il drago cattivo: ho paura, ho paura. Ti prego aiutami. Mi sa che si chiama Gabriele ma non ne sono sicuro. gli chiederò di combattere il drago con me. Superman vola!" Volava davvero sulla sua altalena rossa.
6 Aprile 1997, ore 23
Era ancora lì tra gli occhi: Danzava scalza sopra il suo cuore. Il suo sorriso lo incatenava così tanto da sentire in quella notte d'aprile il suono delle campane. Ad una notte come quella di stelle senza luna poteva chiedere senza nessuna risposta. Gli occhi fissavano la finestra che lasciava intravedere il cielo. Volle per un attimo vedere il suo riflesso proiettato sullo schermo del computer. Aveva come la vaga speranza di essere risucchiato come un vortice e di entrare dentro a quello spazio virtuale. Sorrise all'idea post-freudiana di un'introspezione cibernetica.
"Cara L., sei bellissima... Dopo averti detto tutto ricomincio... 10 Aprile Cara L ,
parli mai con te stessa? Combaci mai con le tue parole? Non credi che baciarsi sia in fondo una cosa fuori dal mondo? Il Milan intanto non è la più grande squadra al mondo e io non parlo più di calcio. La TV è accesa con davanti le sue poltrone occupate. Cara L, hai paura. Cara L vorrei solo parlarti. Cara L, cosa pensi...Anche tu sei diversa? Anche tu scrivi lettere come me a nessuno? Scrivi parole che sanno bene dove sta lamore e che fuggono nei loro flussi a iosa nelluniverso. Sbagli mai oppure sei persa e sola come me? Cara L ti amano in tanti e ti guardano con gli occhi che danno come una terrazza sul tuo belvedere. Ho anchio sogni magici, impossibili, ne ho i cassetti e i bytes pieni. Ascolti mai la sera i rumori del giorno che declina ?... Le macchine che passano o il vento che spaventa le persiane. Mio padre taglia lerba e fa una grossa confessione ora che lerba è alta... una volta mi ci nascondevo. Hai mai voglia di un nascondiglio ombroso che sembra soltanto un Paradiso tutto nostro? Cara L., vorrei essere importante per qualcuno, per una donna che mi chiede solo " Che hai e perchè non parli..." Intanto orgoglio e salite si
e controvento in questo bastardo vivere tutto terreno che non non sa niente di noi; e poi dire: ce lho fatta anchio...Anzi ce lho fatta (e basta)... Sono un eroe... E lasceremo il nostro incontro dove il cielo sarà più (e sempre) sereno. P.S. per il tuo compleanno ti regalerò tre rose (saranno rosse e come dice la canzone parlan damore). T.V.B. Gabry 16 Aprile 97 Cara L., è di nuovo sera. A volte ,come questa volta, mi manca il fiato. Penso a tutte le cose e i bambini che non sono più (specie in giorni stanchi a primavera). Ho paura a star solo. Ho voglia dincontrare tante persone. Dovrò sedermi, tenere la testa tra le mani, ricaricarmi, partire. Forza. Sto ascoltando per masochismo un CD che mi sta mettendo tristezza. Lo ascolto stagionalmente tra maggio e giugno. Mi mette paura e mi fa sentire solo. Mi fa voltare indietro, vedo una folla che non mi guarda e non ne sa niente di me: non se ne accorge. Ho letto, non mi ricordo dove, la trama della "Carmen". Come lei anchio ho sempre la persona sbagliata e come Don Josè non ho capito cosa cera oltre Micaela. Dovrei uscire, chiudere cassetti dentro. Rimango in tanti angoli del mio passato (solo o in compagnia). A volte le cose non le comprendi. Si cambia senza cambiare mai, e come a Macondo viviamo in un incanto. Cosè rimasto? Mia madre che mi dice di far piano, quello che sarà, le canzoni per radio, il liga che si sente leggero ma almeno lui ce lha duro. E proprio uno strano animale questo migratore di parole che è la scrittura. Un uccellino canta alla finestra. Cara L. non so cosa voglia dire con tutte queste chiacchiere. Vorrei far tante cose, cambiare la mia vita, voltarmi ancora, di nuovo, unaltra volta, scrivere unaltra poesia, fregarmene, distruggermi di vino e notti brave o malinconiche, di profumi, di giorni, di emozioni....Fuggire per nascondermi nel posto più alto per vedere tutto, tutto quello che succede. Ancora, guardare il cielo e volare col vento in faccia e una lacrima che cade sopra qualche amore nato o da nascere; stare davanti al mare che uno ha dentro, sognare. No. Non sognare: silenzio. Vorrei parlare con qualcuno, chiedergli " ma tutto questo ha un senso " ? e sentirmi rispondere, con la solidarietà di Leopardi nella "Ginestra, "certo che no.." Intanto ho rivisto alcuni compagni di classe: è un pò triste. Bisogna voltarsi allora, giusto, no...la vita è comunque bella, di una bellezza sconcertante, disarmante. Provavo le stesse identiche confuse cose anno scorso ed era lo stesso CD che mi riempiva dasfissia. Chi ha deciso di giocare con la vita scommettendo sui sogni e sulla fantasia è una persona stanca e votata ai bilanci. Sta per finire un altro anno di scuola e io intanto ho perso quei ritmi stagionali... Non sono più tante cose e tanti bambini oramai... Il lento passare delle cose e dei momenti. Ed io sono sempre lo stesso 27 Aprile 1997 Cara L., ti scrivo una lettera che da sempre è dentro di me, una confessione, una dichiarazione d'amore. Parla di me e forse non la spedirò mai e forse non è indirizzata a nessuno. E' solo un modo per non sentirmi solo col prezzo selvaggio che dà la vita e l'amore che non ti comprendono, che sono solo maschere, che non ci sono. Tanto vale che cominci dall'inizio. Sono sempre stato un ragazzo fortunato. Di bambini come me ne nascono uno su un milione: sono un po' come la tigre bianca o lo stambecco albino. Tutto iniziò il 29 agosto del 1975 quando nell'ospedale di Arezzo venni al mondo. Capii subito che la mia vita non sarebbe stata semplice. Mia madre lavorava nel reparto di pediatria di tale ospedale. Al momento del parto era assistita in particolar modo. Nonostante tutto non furono in grado di sventare il destino. Al momento del parto il cordone ombelicale, che per nove mesi mi aveva tenuto in vita ad un tratto si ribellò strozzandomi e creandomi danni celebrali che tuttora porto dietro. Ancora oggi dopo 22 anni mi chiedo cosa avevo fatto al cordone e perchè mi ha tenuto in vita nove mesi per poi volermi strozzare. Mi sento un disegno cubista e non nascondo di piacermi nella mia dimensione di opera d'arte astratta. Sono spesso in crisi con me stesso: un eterno lacerante conflitto tra corpo, figura, passo, anima e Gabriele. Come se non bastasse ho paura di morire. Faccio sempre le stesse cose senza accorgermene. Mi distraggo sotto le nuvole; ascolto i silenzi dell'anima e mi fanno paura. Non credo in Dio almeno quello della dottrina un po' per motivi abbastanza chiari, un po' per pigrizia non vado in chiesa. Sono un sognatore, un idealista giovane e per giunta comunista. Non ho tutto dalla vita? Certo che sì eliminando qualche particolare. Sogno anch'io come tutti di volare e come tutti non ho le ali. Di certo non
Ognuno dopo questi incontri sbagliati , va beh...dopo questi incontri di destini sapeva la sua versione ed intendeva solo quella. Così era per il perchè delle cose e per tutto il resto. Per Alberto era un bel modo di vincere il drago, per Gabry un bambino d'aiutare a crescere con le paure che non passano ma che cambiano con noi, per Joe Provvidenza si tornava a far sul serio. Per L. era solo un ammiratore segreto, un amore celato fino in fondo (strano a dirsi ) al cuore. era già lontana. 30 Aprile 1997, ore 21 Ciao L., è una delle tante sere che come questa finisce con l'aroma di caffè-latte ..Sono qui in camera mentre dall'altra parte della parete si agita uno strano vivere o tentativo di vivere che è un po' la stessissima cosa. Ci sono delle persone che pensano a qualcosa come noi, si danno da fare, costruiscono castelli di sabbia, lavano piatti, leggono giornali, accendono la TV, parlano di qualche cosa che dovrà pur esserci un modo di vivere un po' meglio, provano a crederci. Tutti questi stanchi eroi più o meno negativi della noia sono la mia famiglia. Oggi sono cambiate e sono passate tante cose purtroppo, oggi sono più bravo a capire come sono avvenute .I miei genitori non hanno avuto un compito facile :ho due fratelli e con loro è stato tutto molto positivo ...di questo il merito è solo dei nostri genitori .Sono stati capaci di usare le dovute attenzioni nei miei confronti ma non hanno fatto pesare la delicata situazione con gli altri due, Non era una cosa facile .Come sai benissimo si vive di piccole debolezze tutte terrene, forse aberranti, forse solo innocue ma comunque sottili disastri e laceranti incomprensioni :gelosia, invidia, risentimento, incomunicabilità, autocompiacimento, egoismo e un po' di sana disperazione di crescita. noi eravamo soggetti più degli altri a queste ansie e angosce tutte umane del vivere insieme .Non so come sia andata, forse solo fortuna, forse sono stato il ragazzo giusto nella famiglia giusta o forse ho solamente genitori splendidi. Non è degenerata nessuna di quelle malattie, ci siamo solidificati e siamo rimasti molto uniti .Eravamo perfetti fratelli dispersi in ripicche, scherzi e affetto .Ce l'avevamo fatta, cioè i nostri genitori erano i veri grandi vincitori ! Mia madre, Silena , è una donna dal carattere di ferro, " irascibile" e nello stesso tempo capace di essere molto dolce. La sua famiglia era un baluardo della destra nazionale con padre guardia di sua maestà Umberto I. Mio padre Carlo invece è tutto l'opposto nonché comunista di sani principi. Cara L. ancora non riesco a realizzare come sia avvenuto tale connubio . Voci ben informate ( vedi nonna ottantacinquenne ) mi racconta tuttora che furono galeotte le ripetizioni di matematica che lui le impartiva . Mi sarebbe piaciuto essere stato una minuscola mosca la prima volta che lui entrò in casa di lei e si presentò come suo cavaliere. Per mio nonno forse fu uno sfrontato gesto di lesa maestà : accettare un rivoluzionario che lo chiamasse "papà" . Come un dramma shaekspeariano hanno recitato la loro parte e sono stati più bravi dei noiosi Romeo e Giulietta mettendo un bel lieto fine alla loro storia . Per il resto e tutti i dettagli della storia chiedete sempre alle voci bene informate ( nonna) . Grazie di tutto parents ... Cara L. non è una storia romantica ? Cara L. sei diventata il mio c
Scusa rileggendo queste righe sconclusionate e che ti saranno anni luce dai tuoi pensieri mi sono accorto di aver fatto un inconscio errore di tempi grammaticali....Avevo due fratelli...ne è rimasto uno, l'altra è volata in cielo nell'estate '94...insieme al suo splendido ragazzo... Gli angeli non cadono anzi se cadono imparano subito a volare...
5 Maggio 1997 Cara L. , oggi come tutti i santi giorni ho preso il mio treno per andare all'università. Cosa c'è di tanto strano ti chiederai...Aspetta :non è finita qui . Come sempre mi sono seduto immaginandoti davanti, compagna di viaggio ( e come canta il poeta due buoni compagni di viaggio non dovrebbero lasciarsi mai). Sarà stato il tepore dei raggi filtrati dal finestrino, sarà stata una mia perenne stanchezza di fondo o forse ....va beh fatto sta che mi sono addormentato . Indovina un po' che ti vado a sognare...Sono scontato e banale lo so, lo devo ammettere ma abbi rispetto per un povero malato d'amore. Giocavamo a carte : che sogno stupido ! Eppure mi sentivo felice, stavo contento ad averti davanti, vicina : due perfetti buoni amici, due perfette anime dentro ai loro corpi . Non mi ricordo precisamente a cosa giocavamo o se parlavamo, non mi ricordo cosa ci siamo detti ..mi ricordo soltanto che tu alla fine , non so per quale motivo, avevi vinto . Poco importava stavamo bene insieme, fuori dal mondo e dentro alla nostra storia di favola : in un gioco di carte eravamo già oltre tutto il resto e ancora più in là, più in là del cielo, e i nostri sentimenti fin dentro ai nostri cuori e pure un poco più in là. Non so come ho fatto a scendere alla fermata giusta :dormivo così beato ! Come tu alla tua vittoria ridevi con gli occhi e con tutta te stessa anch'io ho giocato una partita che alla fine è terminata con una felicità immensa . Purtroppo non era un sogno , era una di quelle tante partite che uno deve giocare con la vita e lottare e rivoltare tutto come uno sputo. Come ogni ragazzo italiano al miracolo del compimento dei diciotto anni per uno strano processo , uno strano incrocio di caso e tempo si diventa maggiorenni. Siamo eletti scelti invasi dall' insindacabile prodigio di sua grazia la consapevolezza . Come ogni eletto anch'io bramavo l'età fatidica per prendere la patente di guida. Non è solo ambizione o sfrontatezza, si tratta di qualcosa di molto più semplice : libertà, propria libertà. Adempiendo a tutti i doveri burocratici incominciai a scoraggiarmi : non ce l'avrei mai fatta mi ripetevo . Non esistevano macchine adatte per me, per la mia diversità . Non c'era nemmeno fiducia nelle mie possibilità ; a dire il vero la perdevo anch'io. Le uniche macchine "quasi" adatte per me erano quelle usate dai paraplegici . Ho trovato tali vetture al centro "Argo", l'unico in tutta Italia ad occuparsi della mobilità dei disabili, grazie alla collaborazione del signor Tonino Ridolfi. Come sai al mondo ci sono persone stronze (irrimediabilmente) e no. Per avere il nullaosta che mi consentiva di sostenere un corso per ottenere la patente automobilistica dovevo superare la commissione provinciale. I componenti fanno parte della prima categoria ( vedi sopra) : bocciato. La commissione mi fece fare cose che con la guida non avevano niente da spartire. Mio padre che aveva letto tutto il codice stradale si oppose. Litigò con la commissione e ottenne la concessione della prova pratica. Passata a gonfie vele la prova pratica l'ing. mi promise il lasciapassare. Appartenendo sempre alla sopradetta categoria il lasciapassare non c'era. Mai darsi per vinti ! Una battaglia (anche più di una) si può perdere ma la guerra fino all'ultimo non è mai compromessa. Dopo tre mesi dall'invio del ricorso fui chiamato per sostenere una commissione di secondo grado. Apparteneva alla seconda (appunto) categoria. Erano molto più umani e gentili anche se per professionalità molto rigidi. Vinsi la battaglia. Le macchine che avevo usato destinate ai paraplegici non erano adatte al mio caso : ne serviva un'altra. Dopo cinque mesi di estenuante attesa la mia macchina era pronta. Nel frattempo avevo già sostenuto favorevolmente l'esame teorico di scuola guida. Dopo neanche cinque guide l'istruttore mi ritenne pronto per l'esame. Cara L. c'è chi nasce con la camicia e chi nasce nudo : io nudo come un verme . Lo stesso ing. che era nella commissione degli str ... era l'esaminatore. Ti lascio immaginare le bastardate. Cara L. io vinsi la guerra...finalmente ! Fu come quello di oggi : un sogno ...perché vincere è sognare per la stessa identica ragione del sogno : nuovamente e finalmente sognare . Me la concedi la rivincita o un altro sogno : per me è uguale. Grazie di essermi stata a sentire e scusa se ti ho annoiato : avevo bisogno ...
6 Maggio 1997 Cara L. , ti racconto una storia. Ero piccolo. I miei fratelli mi avevano lasciato solo. Davanti a me avevo terrificanti ed infinite scale. Annaspai, sbruffai. Eroe per caso le salii: scalino su scalino. Quando mi videro le loro facce si colorarono di stupore e sorpresa. Mia sorella mi abbracciò e mi baciò più volte. Ero una specie d'eroe. Avevo vinto chissà che cosa: Sapevo benissimo che salire le scale era l'unico modo per raggiungerli. Non era così fantastico. Sono strani gli uomini: io raddoppio. Non è una bella storia ed io cosa dovrei dire. Sono un eroe. mi piacerebbe saper ballare per ora son solo buono ad aspettare. Le ragazze come te cosa mi dovranno mai dire? Come mi devono incontrare? Guardo il mondo che non m'assomiglia neanche un pò.
Cara L., vedi si vive anche di poche inutili cose. Cara L. mi raccomando non essere mai triste. Domani la tristezza passerà in ogni caso. Passerà come un uccellino che si specchia in un riflesso di una pozza d'acqua quando la sera ha piovuto. Non essere triste. Non finisce mai niente senza ricominciare. Non tormentarti mai anche nelle notti più dure, anche se le lacrime non ti basteranno. Inizierà sempre qualcosa di nuovo .... come il sole la mattina. A volte, lo so, ci si sente soli tutt'intorno. Se sapessimo guardare scopriremmo che non siamo affatto soli. ... che c'è qualcuno che aspetta solo un tuo gesto, un tuo cenno, una parola. Forse L. c'è chi sa amare, chi sa farsi amare, chi è particolarmente bravo a ricordare, chi non sbaglia una mossa, chi è insicuro, chi non si sente affatto, chi ha voglia di vivere, chi sa sognare, chi non ha più scampo, chi scrive, chi non parla e c'è un mondo che si agita fuori di noi. Cara L. i tuoi cieli sopra i tuoi occhi siano sempre come stelle o farfalle o solo come te... E io oggi mi sento triste e avvilito, a volte capita ( il perchè è dentro di noi ).
8 Luglio 1997 Cara L., la mia prima poderosa era una bici a tre ruote costruita su misura da un mio amico che col ferro fa miracoli. In quel motore rosso mi sembrava di volare. Mi sentivo grande e forte come un re, un cavaliere di qualche tavola rotonda. Galoppavo tra questi sentieri mitici che sono solo viuzze più o meno anguste di paese. Andavo in bici come tutti e forse più veloce con le tre ruote motrici. Con la forza di volontà e la santa voglia di vivere si può volare senza avere ali e si può vedere il mare dove il mare non c'è. "Nessuno mi può fermare" urlavo con l'ari in faccia e con gli occhi lucidi dal vento che sbatteva contro quando filavo via come un treno. Mi dicevo: ci vuol poco pere essere padroni dell'universo e correvo, correvo, correvo come il vento. Che effetto fa essere fenomeni da baraccone, extraterrestri in un popolo di anomali normali, diverso più diverso tra diversi. Lo vedi dagli occhi dalla gente, da come non sanno abbracciarti o parlarti proprio come te. Forse se ci trattassero da uomini qualunque come un miracolo di stelle sotto alò sole usciremmo dal bozzolo di bruco per volare leggeri e belli come farfalle. Non è cambiato il tempo da quando ti scrivo. mi sento come un bambino, eppure sono grande ora. Ho le gote rosse ogni volta che ti parlo, solo a vederti...dico la verità e tutto questo mi fa un pò paura. Non è cambiato niente ed è da molto che ti scrivo.
16 Luglio 1997 Cara L. Avrò mille amiche. Più amiche di me penso che non abbia nessuno. "Sei un ragazzo favoloso, ti stimo tanto, sono contenta di essere tua amica, sei speciale, non sei come gli altri però... vedi... non voglio ferirti... " E' così via. In fondo le capisco. Da parte mia faccio l'eterno innamorato. Intanto ho tante amiche che non è da tutti. Penso di iscrivermi al guiness dei primati. Non credo però che sia facile essere amici quando ti sconvolgono strane sensazioni, quando ti fermi di continuo sotto qualche cielo o qualche stanza e pensi di sentire il respiro. E quel "qualcosa" che voleva dire Cirano non è altro che tutto questo che non riesco a capire o spiegare. E mi confondo, mi confondo tra le tue mani che non ho mai stretto el a mia faccia, tra i tuoi passi e il mio sforzarsi... tra essere un fenomeno da baraccone da farlo sentire a suo agio e queste normalità di dentro che sconvolge e fa male. Si può essere diversi senza cambiare mai, si può essere diversi pur avendo le stesse cose dentro; non lo so ti vorrei baciare: tutto qui. Non ho capito il senso o il verso di questi sbagli d'anima e pensiero, di quanto possa essere nervoso a volte di quanto sia difficile per me avere anche tra gli altri difetti un cuore... Eppure non ti sembra così bella, guarda , questa notte di primavera. Ho paura e non so cosa sia anch'io a volte, ho paura di questo campo muta che non cambia, di questo vento che fischia e del bosco dove soffia con le sue orribili narici il drago.
Alberto, siamo amici, per questo tu lo devi affrontare quel drago e batterlo, ammazzarlo come un vero cavaliere, come un vero eroe" " E' lui che ti ha fatto male? " " Sì " Non parlarono per un pò "Alberto lo devi fare altrimenti che figura ci fai...ma io ho paura Joe " " E' un bel sole, vorrei che passasse lento il tempo adesso, mi sentirei meno solo " " Sono con te " " Basta poco per sentirsi bene, come basta niente per aver paura, basta un soffio di vento o un sussurro di voce per creartela, un drago per esempio e il suo lontano impercettibile brontolio.. Che buon odore di primavera c'è in giro.. Dobbiamo tornare , è tardi, anche per te " " Siamo amici " " Sì " "Gli amici ammazzano i draghi per gli amici...sì Joe" Avevano rubato molto silenzio al vento e un pò di tempo al tempo.
19 Luglio 1997 Cara L, facciamo finta di essere soltanto amici. Non è sempre così facile. L'amicizia è un'esperienza in comune, un'accompagnarsi sulla stessa strada per rendere più piacevole il viaggio. E' ipocrisia chiamare amicizia un simile calpestio di piedi sul cuore. La cosa più bella è riuscire a far parte di un gruppo, essere una tessera di un mosaico, essere utile agli altri. La sorte mi ha dato la fortuna di essere nato in un piccolo paese il quale ha favorito la mia integrazione e socializzazione con gli altri, anche se un po' ho lottato per essere considerato "normale". La cosa positiva a mio parere, è che, per esempio, se i miei amici vanno a fregare le ciliege mi chiamano, anche se sanno che con me dietro è più rischioso, oppure se vanno a ballare o a mangiare la pizza lo stesso. Anche con loro non esistono problemi, anche ad esempio in pizzeria mi devono tagliare la pizza, magari mangiando fredda la sua, queste sono tutte piccolezze che mi fanno capire che loro mi hanno accettato. Accettare, parola chiave per noi "anormali", si perché dobbiamo capire che se vogliamo entrare a pieno titolo nella vita sociale, la prima cosa che doppiamo fare è quella. Non solo farsi accettare : accettare gli altri. In questo potrei essere contestato, in quanto non è un passo per nulla facile, specialmente se in età da adolescente. Mi spiego meglio : non è facile ! Infatti quando passeggio o quando vado all'università che ti arrivano un sacco di occhiate addosso non è facile fare finta di niente anzi, ma in questi casi è molto semplice . Io uso la tattica del fissaggio, cioè, primo fare un sguardo truce, secondo contro fissare, è un metodo che funziona sempre ! No, scherzi a parte, in certi casi è consigliato usare semplicemente la testa. Se oggi posso considerarmi autonomo devo ammettere che è stato indispensabile il confronto al di fuori del guscio protettivo della famiglia. Dentro questa nicchia protettiva puoi rischiare di soffocare, di non riuscire più a muovere un passo da soli. E fuori incombono pericoli sempre nuovi. La corriera passa, fuori ci sono un sacco di persone che ti mettono in fila e ti fanno paura. I maestri, i professori, i negozianti. Sei immerso in questo mare e ti accorgi giorno dopo giorno, schiarimento dopo schiarimento, che ci sono degli impauriti come te, e sulla faccia seria piano piano si schiarisce un sorriso. E' vitale che nascano complicità, piccoli aiuti, battute per evitare lo sconforto, i giochi. Il primo grande pericolo si chiama scuola materna. La scuola elementare è stato un vero banco di prova sociale. Da subito ho dovuto fare i conti con me stesso, con gli altri, con le maestre e tutte quelle cose che conoscerai benissimo ma che una volta erano ignoti enigmi. Da subito ho dovuto accettarmi e accettare gli altri con intelligenza. Esempio: per giocare a calcio e per farmi metter in squadra portavo io il pallone. Astuto il ragazzo! Peccato che crescendo non si può comprare tutto. Altro trauma. Nella mia scuola c'era il tempo pieno quindi mensa interna. Mentre tutti mangiavano da soli qualcuno doveva aiutarmi. Non ero come gli altri: me ne accorgevo continuamente. Avrei voluto piangere. Ero un bambino. Magari mi fosse mancata una macchinina. Non è giusto! Tutte queste umiliazioni mi hanno spinto a provare e riprovare, a sbrodolarmi, a farmi schifo. Oggi mangio quasi da solo. Coniugando la mia crescita con i miei problemi le esperienze con gli amici si sono sciolte. Ero uno di loro. In cinque anni di istituto agrario è cambiato qualcosa. 22 splendidi amici mi hanno aiutato in tutto. Ho formato la mia personalità, cioè sono andato in gita e ho fatto le mie cazzate. Sei giorni di gita con loro è uno dei ricordi più belli. Mi sono presentato precisamente come ero. Ho trovato in loro comprensione e non pietismo. C'è differenza. Vuol dire che tu lo fai con intelligenza e capisci che bisogna farlo per lui, non per te. L'amicizia per me è come l'amore: dare senza pretendere di ricevere niente in cambio. Non voglio parlare d'altro o di particolare. Ho anch'io la mia dignità. Ragazzi, non trovo le parole, vi voglio bene e sarete sempre qui dentro anche se non ci si vede più e il tempo ci ha cambiati e divisi. Grazie. Improvvisiamo un tango e casc
nò dal cavallo. Tre bambini lo stavano tirando via. "Fermi" avrebbe voluto dire; poi pensò che li aveva visti prima: il loro padre non aveva le gambe. Erano sudici, rachitici. Ve lo regalo- disse loro dolcemente. Avendolo visto i bambini corsero via spaventati. Li rincorse -No non vi voglio far del male, il cavallo potete prenderlo, venite, per favore... E' un ordine... giocate con me...- piagnucolò. I bambini urlarono. Piombarono davanti al mostro contadini armati di forche e falci. Rabbrividì; lo guardavano con cattiveria. Fuggì, lo rincorsero. - Ti prendiamo, brutto mostro, ti ammazzeremo- Il mostro correva, correva: adesso era lui spaventato. Finì in una strada senza sbocchi: aveva la fuga sbarrata dalle rocce. - "Ti abbiamo preso" ringhiarono i contadini. - Ora non farai più paura ai bambini- - Guardate comè brutto- risero sguaiatamente. Il mostro era a terra, nascondeva la testa tra le ginocchia. Il mostro aveva paura. Il mostro piangeva. Arrivarono le guardie del re: lo salutarono. Incatenarono i contadini. Il giovane principe ordinò loro di lasciarli liberi. Tornato nelle sue stanze vagava senza posa. Guardava, scrutava il cielo dalle finestre; si gettava nel letto e repentinamente si rialzava. Pensava a quei poveri: ne provava pena. Non avevano niente, mentre lui viveva nel lusso. Ripensava a quei bambini: avevano paura di lui! Non lo capiva nessuno. E poi... Aveva sempre davanti quella ragazza dai bei capelli doro. - Le faccio schifo- si ripeteva fino allossessione. Si tormentava. Da allora il suo unico desiderio, il suo unico sogno era quello di perdere il cuore. Non sentire più quel fastidioso e continuo ticchettio. Non sentire più quelleterno inguaribile dolore: guarire da quella ferita damore. Da quel giorno pensò spesso che sarebbe stato molto meglio se quei contadini lavessero ucciso. Che viveva a fare? Non aveva nemmeno tanti ricordi. La vita da principe è noiosa, monotona. Non riusciva a ricordare quando mai fosse stato felice. Era troppo addolorato per ricordarsene. Eppure da piccolo era felice: quando dormiva con mamma e papà... Quando suo padre lo portò la prima volta a cavallo. Cavalcarono insieme ed era così fiero. Quando giocava con i suoi soldatini e si animavano: erano una così bella compagnia! Era felice quando era bambino e viveva da bambino. Non era felice quel bambino a cui facevano studiare lastronomia, lalgebra, le tattiche di guerra e tutte le altre noiosissime materie. Di notte non riusciva più a prendere sonno: era tormentato nottetempo, sempre da quel suo maledettissimo cuore. Per non morire dangoscia fantasticava, vagava con la mente, per non morire sognava. Sognava di volare, di sposare quella bellissima ragazza dai capelli doro. Era gabbiano, cavallo, stella, sole, luna. Giocava con quei tre ragazzi. Era un guerriero, un prete, un uomo. Era Orlando, Cesare, Alessandro Magno che domava Bucefalo. Sognava di combattere a Maratona o con Carlo Magno. Volava sopra Beatrice, Angelica poi subito dopo sulla falce della luna. Galoppava nel cielo in groppa a Pegaso. Era vecchio, poi tornava bambino. Ricordava le belle ore lontane: allora si che era felice! Meno male che si può sognare si ripeteva. Il mostro era felice. Il mostro diventava tutto e niente: era rosa e arcobaleno, rospo e libellula, bruco e farfalla, ape e margherita. Ma poi lunica cosa vera fra tutte queste metamorfosi è che la notte si fa giorno, la notte diventa mattina. Con il giorno la realtà prende il posto del sogno. Il buio si fa luce e non sempre è così bello: tutto torna comè. Così una mattina come tante altre il mostro si svegliò. Cera il sole. Aveva sognato in grande la notte: era stato felice. Era da tanto che non aveva incubi: forse non li aveva mai avuti, a dire il vero. Per lui era una mattina come tutte le altre, ma con più rabbia addosso. Si guardò allo specchio come ogni mattina, sempre con la solita speranza che qualcosa in lui fosse cambiato. Non voglio avere il cuore, non lo voglio io il cuore!- gridò. Sputò con rabbia sulla specchio, lo stesso specchio in cui suo padre si vedeva così bene. La saliva colava oscurando il riflesso dei suoi dolcissimi occhi. In un atto dira prese lo sgabello di legno in cui sedeva e guardava il cielo per volare sulle sconfinate praterie della sua infanzia e della sua fantasia. Con un urlo sgraziato, collerico, violento, tirò con forza lo sgabello contro lo specchio. Si frantumò. Il suo riflesso non cera più se non storpiato in qualche cristallo rimasto qua e là. Il mostro aveva rotto lo specchio. Adesso il mostro non aveva più cuore.
"Perchè il mostro ha paura?" "E come te con il drago nel bosco" "E come fa a volare?" "Chiude gli occhi e non pensa a niente" Alberto non aveva proprio capito come. Un giorno provò. Chiuse gli occhi. Pestò il soldatino Sam, militare della marina. Aveva 4 soldatini. Ora ne aveva 4 meno Lupo solitario meno Sam.
10 Agosto
Cara L., il segrca che schiude ogni dolore e ogni paura. Sono sicuro che tra le nostre ombre e i riflessi degli occhiali ci sia una strada nascosta verso qualche isola che non cè. Cara L. tra tutti i difetti sono anche un sognatore, uno di quelli che scioglie i capelli alla eto è adattarsi da subito come un gatto. E inventare sempre nuovi archibugi e soluzioni come il sogno degli uomini di volare. Non voglio credere che sia solo e per forza così. Anzi sono attratto dalla nostra alternanza di colori, dai nostri arcobaleni di colore pastello. Sono convinto
La prima risale a circa 22 anni fa; le sue iniziali sono M.C. Con lui ho condiviso praticamente tutta linfanzia anche perché le due famiglie sono più che amiche. Con lui senza essere io che chiedevo ho capito veramente il significato dellamicizia con lA maiuscola e tuttora anche se a causa di forze maggiori non ci frequentiamo tanto, resta comunque quel legame inscindibile che si è creato crescendo insieme. Ho voluto fare questo piccolo cenno perché crescere insieme a lui mi è servito molto sia da un punto di vista di integrazione sia da un punto di vista personale e culturale. La seconda invece è da pochi mesi che è entrata nella mia vita. Il suo nome incomincia per C. E una ragazza estremamente dolce e intelligente e lei come me ha avuto una grande perdita. Il suo ritmo di vita è completamente opposto al mio tuttavia ciò non ha ostacolato la nascita di un bellissimo rapporto di amicizia. C. ha una vita molto sedentaria e io penso di esserle stato daiuto per farle aprire gli occhi e darle una scossa. Probabilmente lei allinizio provava un sentimento che andava al di là dellamicizia ma una serie di circostanze ci ha fatto capire che era più produttivo rimanere amici. La terza ha come iniziali M.P.; con lei è successa una strana cosa: siamo stati in stretto contatto fino alla fine della scuola media dopo di che ci siamo persi di vista tranne la solita telefonata di auguri a Natale e via di seguito. E stata un punto fermo che mi ha aiutato ad uscire da una storia sentimentale che mi ha lasciato un segno. Cara L. sei sempre te il mio chiodo fisso anche se ogni volta che ti vedo o che parlo con te perdo le mie speranze di pensare un futuro assieme. Come vedi le righe che ho scritto qua sopra le ho composte senza crederci altrimenti non ti avrei "inviato" tutte queste lettere. Cara L., si sono un disabile, daccordo. Ma chi è che ha detto che L. non si può fidanzare con un disabile? Ho letto la Bibbia e lì non cera scritto; ho letto altre sacre scritture e neanche lì cera scritto. Con queste battute voglio semplicemente dire che lamore e la passione vanno al di là di tutto e sono sicuro che la donna che avrà " il coraggio " di stare assieme a me potrà ricevere in cambio moltissima energia e amore che anche noi disabili possiamo dare. Ti voglio descrivere una scena futuribile: noi due inseme con due bimbi e te che oltre che vestire loro vesti anche tuo marito. Non la trovi una scena simpatica ? Daccordo, invece di due figli ne faremo uno ....... Cara L. probabilmente quando leggerai queste righe ti metterai a ridere o ti faranno pensare....Io spero soltanto che non ti facciano rompere la nostra amicizia che piano piano si va rafforzando. Io non mi aspetto niente; a proposito, questa notte ho fatto un sogno: queste lunghe e confuse lettere si erano intersecate con un dialogo di un bambino e ne era uscito fuori un libro che io avrei scritto e in seguito me ne sarei servito per fare una "dichiarazione" damore allunica donna che mi sento di desiderare dal profondo del cuore.....poi è suonata la sveglia e il sogno è
6 Settembre Cara L., ci pensi mai alla vita? Io ci penso: a quello che ti può passare accanto, quello che ti può succedere, quello che ti può imbarcare. Mimmagino seduto in faccia al mondo o in qualche terrazza. Ci dovrà pur essere qualcosa che passa di lì., che ci spettina, che si apre ai nostri occhi. Dovrà pur accadere qualcosa...e sarà un giorno speciale di sole, una parola lontana sentita tra un vocio di persone, unapocalisse momentanea, un divertimento, un incontro. Penso alla vita, a quello che si compie, alle parole, allo speciale e sorprendente che cè. ..oppure un ritorno, un contorno. Penso ai sogni più grandi delle mie mani e che non riesco a maneggiare. Considero la vita come un accidente...così il mondo si apre e si apre una voragine tremenda. Poi chiudo gli occhi e senza riaprirli volo...sopra città di alti palazzi, pianure sconfinate, elefanti dAfrica, mare con branchi di delfini, neve. La vita è una continua sorpresa se la vivi tutti i giorni come il giorno del tuo compleanno... Stasera vivo seduto in faccia al mondo e mi diverto.
11 Settembre Cara L., oggi è stata una giornata normale. Per questo voglio scrivere. Voglio salvare la mia anima. A volte mi sento forte, così forte da tenere su di me il mondo, novello Atlante. A volte non ho nemmeno la voce. Mi sento un esule comunque e dovunque, un naufrago che lancia lultimo disperato S.O.S.. Non capisco che senso abbia il nostro continuo arrovellarsi. E stato un giorno normale... uno di quelli con vento... che la gente ti guarda da lontano e ti vorrebbe aiutare. Ed è così che vanno le cose illuminate da una poca luce e può essere un raggio di luna o un sorriso ipocrita e imbarazzato. Sono sospeso in questaltalena di sottile disperazione e non è poesia o Freud che possa cambiare qualcosa. Cara L. ti amo e anche questa è una tragedia. Anche questo è un bellaffare. Mi confondo e mi scompaiono tra gli occhi i momenti di questo lungo, assolato percorso. Mia madre stava lavando i piatti e tra gatti e televisione anche questa giornata si scorda di vivere e cade in una stanca tristezza. Così si va avanti tra questi miei intricati pensieri e questo cielo che guardo e che è molto più grande di me... tra questo cuore in tempesta e tutto il resto che si cela tra me e te. Cara L., ti ho vista e come sempre ti ho visto andar via. Ho confuso i tuoi occhi con il lento passare di raggi di sole. Mio padre è andato a bere un caffè. Non sento un rumore e la notte che arriva e non mi blocca le mani. Vorrei scriverti daltro e daltro ancora. Il cane abbaia legato alla catena. Abbaia anche il cuore che è sempre qui anche se non lo cerco. Dovrei essere più forte e tu un po meno bella. Ci sono persone che si fermano ad ogni lume acceso, altre che si svegliano di notte: allimprovviso succede qualcosa e può cambiare tutto... Cè chi vive come me lincongruenza, lanello che non si chiude, quellimmaginaria didascalia priva di dettagli che ne spieghino il significato. Basterebbe strofinare una lampada: scappa un genio di Aladino con pochi desideri: tre come la leggenda e altri due futili come quello di vivere in unisola vergine con qualcuno che si ama. O banali come cambiare qualcosa di me...sarebbe proprio bello avere in dono la capacità di capirci un pò di più. E come vivere meglio: lo stesso segreto e lo stesso significato. Scusa di tutto e se di me ti farai strane impressioni oltre ai miei occhi da pesce lesso. Non bisogna aspettarsi niente da nessuno. Sono come tutti: ho i miei cassetti pieni di sogni irrisolti o non saputi affatto sognare, ho occasioni perdute e libri letti, ho amori da soffitta vecchi e polverosi ed altri disordinati, ricordi, ricordi infiniti. Ho le mie paure, le mie miserie, le mie mediocrità, i miei finti eroismi, le mie stagioni, le mie parolacce, le mie divinità, le canzoni che amo, il tempo che passa e tutte quelle cose che tu, io e tutti gli altri spettacolanti recitiamo a malapena ma con grande trasporto. Ho paura di sbagliare, di non capire, di fraintendere, di azzardare e metto sempre e comunque le mani avanti da perfetto borghesuccio antipatico. Eppure sono solo così. Sono un bel cassetto chiuso che forse se si aprisse tra lettere, insulti, fiori secchi, fogliacci, albe e tramonti sarebbe un bello spettacolo pirotecnico. Ti prego, trattami come un fasullo qualunque, come tutti noi. Cerco solo di far poco rumore, educatamente scusarmi e più volte ringraziare. Sono come uno sbaglio, una dolce cortesia, a volte mi sento una breve piccola illuminata poesia. Avrò anchio il mio naso e cuore da diverso e proprio io cerco dassomigliare solo a me stesso...che non è facile ma deve essere per forza così. Lascia che tutto questo non sia solo un senso di disastro di un amarsi poco abile. Nella Valdichiana tra campi, sole, giallo e verde brilla il lillà che già sta per sfiorire. Consuma i suoi pochi giorni da bella cosa e se li consuma solo per sè. Non so nemmeno perchè continui a scriverti, scusa il disturbo comunque. Per forza è anche lo stesso. Uno strano senso ha questo nostro bel vivere sul confine.. ed io sono uno che ha bisogno di trovare il senso alle cose.. sono cose piccole: un saluto, una carezza...E il mio limite.
16 Settembre Cara L, questa lettera infinita mi coglie come una novità, un qualcosa da fare in un caldo dormiente pomeriggio di fine estate in cui la noia azzera tutto. Avrai capito questo complicato gioco. Per me e per tutti potevo stare in casa ad ammuffire, invece...comè difficile! Come ti do anima e voce. Sono così invincibile senza baciarti, senza un solo saluto. Non vedi come insegno a tutti che non si perde, che dirigiamo noi questa barca, che siamo grandi, non ci si deve mai fermare, non ci si deve mai nascondere...oltre la porta e dentro il bosco cè tutto da imparare e da trovare. Solo un esempio, una metafora di poeta. Corro e piscio contro vento e vedi: mai e poi mai mi arrendo. Non hai anche tu giornate di merda? Eppure sono solo esperienza, forza, disamore. Non siamo né buffi né ridicoli. Non ho imparato a fumare né a bere. Ho solo distrutto tutto questo cartone di ipocrisia e perbenismo. Cara L, ci credi a tuto questo e che serva a qualcosa? Non è luomo di Fuerbach ma lamore di una donna verso un uomo che lo rende veramente felice. Cara L, ho dimenticato qualche ricordo. Oltre il tendone del circo, oltre le stelle se tu guarderai bene il cielo mi vedrai volare. Sono felice a volte per niente e a volte per niente divento triste. Non ci capisco un cazzo di questa vita di ingiustizia lapalissiana.
Io sono così: mi fermo spesso sotto qualche cielo o qualche stanza
........ il silenzio è lombra di ogni parola........
1 Ottobre Cara L., scusa se è da tanto che non ti scrivo...Ma io ho il mio bel da fare a non morire tra questi treni e questo tempo che sempre si rinnova. Come vedi le persone non cambiano ed io ho sempre la solita paura di non cambiare. Cara L. ti ho visto di rado e se non tamassi più? Cara L. a volte sono contento di dover dire "ce lho fatta". Ho vinto alcune scommesse ed è giusto che le abbia capite solo io. Ma te lho detto, la gente non cambia. Ha unanima e si rassomiglia, ha unisola sopra la testa. Confusa nei suoi vestiti non fa altro che cercare di rassomigliare a se stessa. Un lume spento stasera è più chiaro di me, sono avvilito, non importa che ti spieghi il motivo, forse è solo un attimo. Scrivo. Vivo trasportato dal vento che cambia umore e direzione come me. Ho visto passare giorni dimenticati dai vetri della finestra, ho visto ricordi inciampare alla porta di casa. Sul davanzale ho uccellini che volano molto meglio di me. Non so proprio come abbia fatto a non rompermi tutto. Sono caduto spesso spargendo sangue dapertutto. Dentro a volte ho diavoli e brucio. Mi sento un lupo e mi sento mancare....ne sento il fruscio che arriva da lontano e come un lume in mezzo allautunno mi accendo e illumino tutta la via. Vorrei dire tutto ma ho come la vaga impressione di dire sempre le stesse cose...Come leggi un po mi vergogno e tu rimani una rosa, brilli, stellina mia. Milludo di amarti in un modo che nessuno ti amerà mai. Con tutto il corpo vibro, non lo vedi. Sono un ragazzo innamorato con tutto il carico di miseria e disperazione che un amore lontano porta con sè. Immagino...Prova a non guardarmi come in certe notti in mezzo allestate; prova a star zitta con me. Ascolta il cuore che batte come una banda rock. Sono un cane alla catena e vorrei ubriacarmi di libertà; vorrei sorseggiare a sorsi forti la tua libertà. Come dice la canzone "non avrò paura di non essere bello come vuoi tu". Cè una scala e tu bella sali gradini di cristallo. Le tue impronte leggere sono serrature che io apro con lincanto di qualche confusa magia. Se vuoi qualcosa io te la dò: ho sentimento in questo cuore storto. Vivo di amore volontario e sorvolo taniche di benzina che si sparge sotto i miei piedi. Ho occasioni perdute come tutti e tempo passato lento o umane preghiere e goffe loquacità. Cara L. sono unanima solitaria e dolente. Senti che parole che ti scrivo e che sentimenti strani. Vivo anche di carne e di speranza, di sfolgoramento e distruzioni, di segreti. Ho spade dentro le rocce che non sono riuscito a sfoderare mai. A volte mi prende una tristezza infinita. Ho tempo per te e non ne vorrei avere: non ci riesco. Cara L., cuore di cielo sbattuta tra questa specie di lettere portoghesi e campane a nozze. Buonanotte e un giorno voleremo via. Ho pazienza...intanto non mi ritrovo più. Sogni doro
Alberto abituatosi al suo amico Gabriele aspetta ogni sabato pomeriggio per incontrarlo. A volte si vedono anche più spesso . Non ha saputo mai come abbracciarlo anche se a volte ha tentato. Sa che prima o poi dovrà affrontare il drago. Ha un pò paura. Ha 4 soldatini meno Lupo Solitario, il soldato Sam, e il cavallo Fulmine. Ha una famiglia di sbadati che pesta soldatini inavvertitamente. E non chiede neanche scusa. Non capiscono che tutto questo abbia tanta importanza. Alberto è cresciuto. Si misura quasi tutti i giorni tracciando i vari livelli sulla corteccia del pesco del giardino. Tutto in fiore era così bello! Joe Provvidenza è sempre in tasca, dentro i suoi calzoncini corti. Alberto corre veloce con le sue gambine, i capelli al vento hanno il colore delloro che a volte vernicia certi campi di grano. Gabriele un giorno gli raccontò, col suo strano modo di parlare, di un piccolo principe e di una volpe che era addomesticata. " Che dici Joe, Gabry non vuole stare più con noi?...Ma certo che no: ha voluto fare solo un esempio...Noi ci guadagnamo il colore del grano se va via.. Noi ci guadagneremo la vittoria con il drago del bosco...Mi hai scocciato sempre con questo grano, uffa! " Tuffò Joe in tasca. Spesso con Gabriele parlavano di eroi: Zorro, Sandokan, Rintntin; gli eroi vincono sempre si dicevano...Sempre.. e se Alberto batteva il drago era un eroe. Il suo mostro damico era proprio forte. Sembrava che gli assomigliasse sempre più.
Vorrei questo vento per asciugarmi le lacrime che vedermi piangere è proprio brutto.
...che il tuo caffè non sia mai freddo il tuo ritorno abbia sempre qualcuno che taspetti che il tuo volo sia il più alto compreso questa tua buona speranza di cose nuove da venire.. che non ti finisca mai niente fino a vederti piangere almeno un po...
3 Ottobre
Cara L., di mezzo ci sono tutti i "vedrai" che ho pensato e che dico senza tanta convinzione. ..che poi vedrai cambierà qualcosa...Ci saranno parole mancate e tu forse ti sentirai sollevata ad avermi perso. Mi sentivo solo senza te. Stanotte ho fatto un brutto sogno. Piangerai mentre il trucco ti si sciuperà. Piangerai vestita da sera e farai pena. Sarai una nota stonata: farfalla tra fiori secchi. Piangerai per una di quelle cose che scopri una sera che non tama. Forse un giorno mi sembrerà tutto normale e ti lascerò quelle lacrime sporcarti viso e vestito e andare via da sole. Non capirò come mai un tempo tavrei dato luna e stelle. Stammi vicino oppu
verrà da piangere e il cuore sarà dentro gli occhi appena davanti allaltare lo vedrai. Bianca come una sposa: sarai il fiore più bello. In quella chiesa a primavera in un mattino dorato giurerai per chissà quale tuo dio damore...fuori , dentro o accanto a te. Lo bacerai e il cuore scenderà in bocca e si aprirà in un sorriso. Sarai felice per un momento che non finisce, bella come una poesia. Ti sposerai damore e fuori taspetterà solo il sole e nessun altro invitato col vestito nuovo. Forse ci sarò soltanto io che ti lancio una gerbera bianca e simpiglierà tra i capelli. Che ci sia sempre sole nei tuoi giorni e non quello che uno scrive o disegna ma quello vero che splende e riscalda, il sole vero di un giorno sereno. Fa che nessuno te lo faccia perdere. Scusami per questimbarazzante dichiarazione damore. In fondo sappiamo già che noi non siamo tante cose e a volte anche belle. Ci sbagliamo frequentemente: forse non va bene qualcosa per uno come te e uno come me ma fa lo stesso, no!? Scusa la sfinita mia lettera. Cara L. a volte mi capita di non sentire niente dentro. Non rido, non piango, non sento più niente di me...ma questa è la solita storia senza fiato che più o meno malamente non faccio altro che scriverti. Quel giorno fuori ci sarà sole, sole, soltanto e ancora sole. Sarà bello e tu fa che non ti manchi mai.
Venne il grande giorno: uno di quelli senza nuvole. Passeggiavano i tre presunti eroi. Rubavano un pò di tempo al tempo. " Alby domani ho un esame, là , dove ti ho spiegato, le classi sono grandi" " Devi combattere con un drago cattivo?" " Molto cattivo" " Più di quello del bosco?" " Molto di più" "Lui non è fifone come te... Zitto Joe" Camminarono ancora un po. Rubarono un altro po di tempo. " Alby mi sa che per un pò non ci rivedremo.." "Come il principe e la volpe, visto Joe" "Sì più o meno" " Io sarò triste" "Anchio, ma tu ci guadagni un sacco di colori: il verde dellerba con cui ci sporchiamo i pantaloni, il bianco e nero del pallone, il rosso dei miei capelli.." Si sedettero in riva ad un fosso sbattuto da sole e vento. Avrebbero voluto piangere un pò. "Forse dovrei darti a Gabry come portafortuna...Finalmente una cosa sensata...Ma mi mancherai...Non fare la femminuccia...Lui ha più bisogno di te...Certo ha detto che deve fare sempre guerre...Appunto.. Anche domani il nostro amico mostro deve vincere un drago cattivo...Avanti...Ha detto che per un pò non potrà tornare a giocare, non ci capisco più niente, il drago del bosco, tu, Gabry, i miei soldatini da seppellire..." Si accorsero che avevano fatto un bel pezzo di strada. Forse era meglio tornare. " Allora Joe, ok, mi raccomando, addio...Non farmi piangere...forse è meglio così, poi un giorno ci rivedremo...se non la smetti di piangere non ci vado più...va bene capo" Alberto alzò la testa finalmente da quando si erano messi a sedere. "Gabry ti voglio regalare Joe provvidenza: è un eroe, ti può aiutare" " Il drago cattivo?" "Joe è arrabbiato, dice che ce la devo fare da solo; lui viene dal West, te lo regalo come porta fortuna" Glielo ficcò dentro la tasca sinistra. "Grazie...ma piangi?" Alberto corse via. "Scusa Joe se piango...ti voglio bene; il bosco vedrai...ce la farò." Si nascose dietro ad un albero e pianse. Pianse a dirotto: le lacrime scendevano e solcavano le sue soffici gote come gocce di pioggia su di un vetro. "Gli eroi non piangono vero Joe? Joe?! Non ci sei più" Pianse un altro po. Gabry lo lasciò solo sotto allalbero con il suo dolore. Così si salutarono il piccolo eroe e il suo amico mostro. Così si salutarono i due ladri di tempo: complici di unavventura e di una partita a pallone. Gabry non rivelò mai ad Alberto perchè non si dovessero vedere per un lungo tempo, quasi come mai più. Non rivelò mai ad Alberto, né a se stesso, che a qualcuno la loro amicizia non andava bene, che non era bello, che poi gli fa il verso e finisce per diventare anche lui a quel modo e dicerie simili...La gente non capisce che forse tutto quello era importante, tanto tutti parlano e non vuol comprendere nessuno. Alberto era felice con il suo mostro. Niente di strano. Si volevano bene. 7 Ottobre Ultima Lettera Cara L. , sarebbe bello scriverti questultima lettera da qualche posto lontano o tra nuvole e sole...sì proprio in mezzo al cielo. Dirti tante più cose e sembrare più grande. Mi sembra che nonostante tutto questo scrivere non tabbia detto niente di quello che ho tra testa e cuore. Sarebbe bello dedicarti una canzone alla radio. Questa non è una storia damore. Cara L., ciao non tamo più. Ho un cuore nelle tasche che rigiro come spiccioli. Ma non tamo proprio più. Cambiano le cose come giorni di pioggia o libri già letti; amarti e non amarti sembra un dramma shakespeariano. Ma non cè niente di così tragico o artistico in tutto questo. Guardami negli occhi. Li vedi come sono normali, fissi, tristi, lontani. Non tamo neanche per questo, per questo sciupio di fiori. Non tamo per il tuo amore. Se lo faccio è per il mare dei tuoi occhi, per tutto il mare che senti di dover passare. Se lo faccio è per te, è anche per te, per i
P.S. Solo un po ancora P.P.S. Le mie saranno solo lettere al vento....
.....Forse domani ti spedirò tutto.... dovesse cambiare qualcosa.....
Epilogo
Alberto aveva 4 soldatini. Adesso ne aveva 4 meno Lindiano Lupo solitario, il soldato Sam, il cavallo Fulmine e Joe Provvidenza. Era allincrocio del giorno e del suo cuore. Passi di danza di fantasmi con il lenzuolo solleticavano le sue tasche senza più Joe e con solo due sassolini da compagnia. Era cresciuto da quel pomeriggio di fuga e sole, quello dellincontro. Erano cresciuti con lui i capelli ricci e le gambe magre si erano fatte più forti. Continuava a correre più di Gabriele: più di un grande, ci pensate voi! Oggi Gabriele non cera, non sarebbe venuto per un pezzo. Aveva un esame là dove le classi sono grandi e i draghi cattivissimi. Un po gli mancava. Era un pò solo. Qualcosa dentro stava bruciando. Gabry ce laveva fatta, se lo sentiva. Il suo mostro aveva vinto. Era un eroe come Sandokan, Zorro, Joe Provvidenza, vecchio cowboy solitario. Pianse qualche lacrima di commozione, ma leggera...come un cristallo di neve che quando chiudi gli occhi scivola nel palmo della mano aperta, li riapri e non cè più. Era convinto. Gabry ce laveva fatta e ce lavrebbe sempre fatta: era un suo amico, non basta per spiegare perchè ne era così sicuro. Ricordò. Gabriele, lui e Joe giocavano insieme a passaggi. " Joe lo aiuterà molto ". S inoltrò piano nel bosco. Senza voltarsi scomparì tra gli alberi. Il piccolo eroe non aveva più paura. Il drago era tutto da combattere, ma vincere era non averne paura o nascondere bene tutto dentro. Era diventato un eroe. " Joe dove sei? Perchè non rispondi? Giusto, non ci sei più " Si gonfiò il petto, trattenne le lacrime, le gambe tremavano come foglie. Era diventato forte: " forza " sincoraggiò da solo. Da solo era nel bosco. Gli eroi vincono sempre.
Il poeta quando vide le sue poesie nella bella grafica del suo primo libro appena stampato le accarezzò appena come capelli di un amante e disse in tono affettuoso.... " Siete così belle, che non vi riconosco più" Aveva gli occhi lucidi, era solo.
Per tutti quelli che si sentono fuori da questa storia
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NON TE NE PENTIRAI
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